Addio alla Maternità: ora devi lavorare per forza oppure licenziarti | Il Governo non ti passa più una lira

Maternità (Foto di Pexels da Pixabay) - bitontotv.it
La maternità è un diritto delle lavoratrici, ma presto potrebbero perderlo. Lo Stato non sborserà più un euro, conviene continuare a lavorare.
I periodi di permesso relativi alla maternità rappresentano un aspetto fondamentale della tutela dei diritti delle lavoratrici.
Attraverso questo strumento infatti le donne madri possono usufruire di un periodo variabile sia durante e dopo la gravidanza in cui astenersi dal lavoro senza conseguenze di nessun tipo.
Questo diritto è regolamentato dalla legge 53 del 2000 che prevede diverse, tra l’altro, diverse forme di congedo.
Ma ora potremmo perderlo, lo Stato potrebbe non sborsare più un soldo. Le donne devono lavorare per forza, o licenziarsi del tutto.
Addio alla maternità: il Governo non paga più
Il congedo per maternità, regolamentato come abbiamo detto dalla legge, è un periodo molto variabile che inizia con 5 mesi obbligatori che possono comprendere sia la gestazione che il momento successivo al parto. In questi mesi di assenza la donna percepirà comunque un’indennità economica. E nel caso venga raggiunta da riduzioni di orario o modifiche della mansione, deve esserle comunque garantito che tali cambiamenti non abbiano effetti negativi sul suo trattamento economico.
Ma ci sono anche altri tipi di congedo. Per esempio quello flessibile, grazie al quale la donna lavorerà fino all’ottavo mese di gravidanza, o anche per tutta la sua durata. In questo caso servirà un certificato medico che attesti che questa scelta sia sicura per il nascituro e per la futura mamma. Anche per la maternità anticipata è necessario un certificato, poiché in questo modo la lavoratrice può rimanere a casa nei primi mesi di gravidanza. Ma sembra che il Governo non pagherà più.

Cosa fare per non perdere un diritto
C’è un ulteriore periodo di maternità di cui possono beneficiare le lavoratrici che svolgono particolari mansioni pericolose: il congedo per allattamento a rischio. Spetta alle donne che svolgono mansioni che possono causare problemi al figlio o alla stessa madre. Per esempio le infermiere, che in ospedale possono contrarre malattie infettive. O anche le impiegate che utilizzano prodotti chimici.
In questi casi potranno essere assegnate a mansioni differenti e compatibili con l’allattamento, oppure potranno usufruire dell’astensione totale dal lavoro. Ma attenzione, questo è l’unico caso in cui è un obbligo a cui nemmeno la donna si può sottrarre. Per tutti gli altri casi, per poterne usufruire e quindi ricevere il proprio compenso, è necessario presentare tutta la documentazione necessaria nei tempi previsti, sia al datore di lavoro che all’INPS.